Ricordiamo il dott. Francesco Saverio Borrelli riportando la sua testimonianza di ex presidente del Giurì, pubblicata in occasione dei 40 anni di vita dell’Istituto.

Dott. Francesco Saverio Borrelli, Procuratore generale onorario Corte Suprema di Cassazione

“Il mio contributo nella ricorrenza dei 40 anni dell’Autodisciplina pubblicitaria si giustifica a motivo dell’esperienza più che decennale che ho avuto quale presidente del Giurì dell’Autodisciplina pubblicitaria.

Sono convinto che la società civile debba oggi impegnarsi in uno sforzo di immaginazione per inventare, creare, traendoli dal proprio seno, degli strumenti di composizione della conflittualità che siano nuovi, che siano volontari, che siano di fonte privata e che possano consentire di decongestionare quel carico mostruoso del lavoro, che investe, compromettendone l’efficienza, la possibilità di risposta, delle istituzioni della giustizia statuale. E ho sempre pensato che il modello collaudato dell’Autodisciplina pubblicitaria potesse essere proficuamente esportato al di fuori del campo in cui era nato e si era sviluppato.

Credo che nella tensione fra l’essere e il dover essere, il rispetto di una disciplina codificata abbia tanto maggiori probabilità di successo quanto più questa disciplina sia percepita dagli interessati come una proiezione formale della propria volontà. L’autonomia comporta una autodefinizione di immagine e quindi in qualche modo genera un impegno più puntiglioso di fedeltà nei consociati e forse nella psicologia stessa dei giudicanti genera una propensione più accentuata al rigore, alla severità.

A proposito della severità dei giudicanti devo sottolineare un altro aspetto dell’autodisciplina; l’autodisciplina italiana è considerata nel panorama planetario delle autodiscipline un caso limite in quanto unico esempio di ordinamento in cui l’organo giudicante è composto esclusivamente da outsiders, cioè da persone che non appartengono al mondo della pubblicità.

Questo fa sì che il Giurì sia una vera e propria corte giudicante e i componenti non siano degli arbitri amichevoli; alieni quindi da tentazioni di carattere corporativo, sono semmai piuttosto inclini ad una certa misura di rigore che talvolta ha anche occasionato critiche.

Ma c’è una testimonianza importante che desidero rendere pubblicamente. Nella mia esperienza, sebbene ormai alquanto remota, di presidente del Giurì, non è mai accaduto, dico mai, che la serenità dei giudicanti sia stata turbata da interferenze, pressioni o raccomandazioni, quale che fosse la potenza economica o politica dei soggetti interessati alla vertenza. Abbiamo avuto tra i nostri giudicabili enti pubblici economici, aziende pubbliche, colossi dell’industria meccanica, dell’industria elettronica, chimica, società e gruppi multinazionali, e mai una volta c’è stata una telefonata, una segnalazione, un biglietto, una parola, di provenienza esterna e suscettibile di mettere in imbarazzo questo o quel membro del Giurì.

Credo che questo positivo scostamento dal deplorevole italico costume della raccomandazione sia segno certo e preciso della lealtà che anima il mondo della pubblicità verso l’istituzione, nella quale evidentemente, per averla liberamente voluta, esso si riconosce.

Penso che ciò spieghi il favore crescente da cui è circondata l’attività dell’autodisciplina pubblicitaria, che assorbe oggi una percentuale assai alta del contenzioso in materia pubblicitaria con sgravio corrispondente dei tribunali ordinari e con soddisfazione, credo, degli interessati.

Domando perdono per il tono forse trionfalistico. Ma della bontà di questo modello, che è stato sperimentato da me in prima persona per tanti anni, ho avvertito l’onore e il dovere di farmi personalmente mallevadore.”

Parole pronunciate dal presidente del Giurì, prof. Antonio Gambaro, all’inizio dell’udienza del 23 luglio 2019

“Pochi giorni fa, il 20 luglio, è mancato ai vivi Francesco Saverio Borrelli che è stato presidente di questo Giurì dal 1977 al 1988; di Lui come magistrato si dirà in altre sedi, a noi qui compete ricordarLo come alta guida nel percorso che ha condotto questo organo ad acquisire autorevolezza e prestigio nell’ampio settore della comunicazione commerciale.

Nel suo cammino di giurista Francesco Saverio Borrelli è stato soprattutto un magistrato – giudicante e requirente – che ha posto le sue alte doti di intelligenza e signorile moralità al servizio dello Stato.

Il Giurì è da sempre una istituzione ibrida che si colloca a cavallo tra il pubblico ed il privato, ma il cui procedere rimane ancorato al criterio della rule of law, in quanto criterio opposto alla soggettività della rule of man. Criterio che può essere pensato come concreta espressione del principio di legalità. Questo stesso principio che, spogliato dall’assimilazione ai testi di legge e restituito in grembo al diritto, Francesco Saverio Borrelli ha difeso accanitamente in tutti i suoi ruoli e da ultimo in quelli cruciali di Procuratore della Repubblica e di Procuratore Generale di Milano.

Questa difesa intransigente della legalità gli varrà sicuramente un posto nella storia grande dell’intero Paese, ma a noi piace ricordare che è stata una difesa svolta anche qui, allo IAP, per riaffermare che nella tensione inevitabile tra la normatività sancita dalle regole del Codice di autodisciplina e la pragmaticità del fare con successo sul mercato, è sempre la prima a dover prevalere nel momento del giudizio autodisiciplinare.

In memoria di Francesco Saverio Borrelli e degli insegnamenti che ci ha lasciato Vi prego di voler osservare un minuto di silenzio”.

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