Per il Comitato di Controllo il messaggio, volto a pubblicizzare dei lubrificanti e chimici per auto attraverso l’immagine di una donna, vestita con una tuta di lattice nera, una vistosa scollatura sul decolleté e lo sguardo ammiccante rivolto al pubblico, appare sessista per la rappresentazione svilente dell’immagine della donna. Il messaggio crea una commistione di piani tra il corpo della donna, offerto in “vetrina”, e il prodotto che si pubblicizza, conducendo alla mercificazione della persona.

Ingiunzione n. 20/19 del 6/5/2019
Nei confronti di GL Oil S.p.A.
Mezzi Affissioni
Prodotto lubrificanti e chimici per auto
Messaggio “Lublan lubrificanti e chimici per autotrazione”
Articoli violati 1 – Lealtà della comunicazione commerciale
10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona

 

Il Presidente del Comitato di Controllo visto il messaggio pubblicitario “Lublan lubrificanti e chimici per autotrazione”, rilevato su affissioni diffuse nella provincia di Palermo nel mese di maggio 2019 ritiene lo stesso manifestamente contrario agli artt. 1 – Lealtà della comunicazione commerciale – e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Il messaggio, volto a pubblicizzare lubrificanti e chimici a marchio ‘Lublan’, mostra una giovane modella vestita con una tuta di lattice nera con in mostra una vistosa scollatura sul decolleté e lo sguardo ammiccante rivolto al pubblico. Ad avviso del Comitato di Controllo è fuori di dubbio che siffatta comunicazione commerciale veicoli una rappresentazione svilente della donna, determinando il contrasto del messaggio con l’art. 10 del Codice. La figura femminile viene, infatti, strumentalizzata al solo scopo di attirare l’attenzione del pubblico. La comunicazione crea una commistione di piani tra il corpo della donna offerto “in vetrina” e il prodotto che si pubblicizza, che conduce inevitabilmente alla mercificazione della persona. Non esiste giustificazione narrativa o relazione tra l’immagine della persona scelta e le caratteristiche di quanto si pubblicizza e tale gratuito sfruttamento del corpo della donna amplifica la violazione della suddetta norma. Si consideri peraltro che tale ingiustificato uso del corpo femminile e della sensualità genera agli occhi del pubblico riprovazione e sentimenti di rifiuto che determinano un generale discredito che si riflette sulla comunicazione commerciale stessa, intesa come istituzione, e ciò pone il messaggio in contrasto anche con l’art. 1 del Codice.

 

Consulta tutte le decisioni iscrivendoti all’Archivio IAP

Torna all’elenco delle decisioni

IAP è membro di EASA - European Advertising Standards Alliance e di ICAS - International Council on Ad Self-Regulation EASA_50