Pronuncia n. 41/2016 del 8/6/2016
Parti Beiersdorf S.p.A. c. L’Oréal Italia S.p.A.
Mezzi Confezioni, Internet
Prodotto Crema solare ‘Garnier Ambre Solaire Advanced Sensitive
Messaggio MOLTO ALTA IP 50+” “protezione globale contro i raggi UVB, gli UVA lunghi, e contro gli effetti indesiderabili dei raggi infrarossi, i più numerosi e penetranti dei raggi solari” “contro i danni immediati e a lungo termine”
Presidente Ferrari
Relatore Reale
Dispositivo «Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata è in contrasto con l’art. 2 CA limitatamente alla associazione “molto alta IP 50+” e “infrarossi”; alla espressione “contro i danni immediati e a lungo termine”; e alla parola “globale” che compare sul retro della confezione. In questi limiti ne ordina la cessazione nei termini di cui al Regolamento.»

Art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole

Beiersdorf SpA (di seguito: Beiersdorf) ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di L’Oréal Italia SpA (di seguito: L’Oréal), in relazione ai messaggi pubblicitari riprodotti sulla confezione del prodotto “Garnier Ambre Solaire Advanced Sensitive”, ritenendoli in contrasto con gli artt. 2, 12bis e 23 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

La confezione riporta un cerchio all’interno del quale viene indicato “Molto Alta IP 50+”, da cui si dipartono tre linee che indicano tre diverse tipologie di raggi solari, “UVA+UVB”, “UVA LUNGHI” e “INFRAROSSI*”, asteriscata. Al di sotto compare l’indicazione “contro i danni immediati e a lungo termine” (nella versione per gli adulti) e “contro i raggi più numerosi e penetranti” (nella versione per bambini) e il prodotto è evidenziato come “INNOVAZIONE”. Sul retro della confezione viene ribadito il carattere innovativo del prodotto, che offre “per la prima volta” una “protezione molto alta” e “globale contro i raggi UVB, UVA lunghi e contro gli effetti indesiderabili dei raggi infrarossi”, presentati nella versione per adulti come “i più numerosi e penetranti dei raggi solari”. I messaggi sarebbero volti, ad avviso dell’istante, a presentare il prodotto come un solare innovativo e idoneo a garantire la massima protezione ai consumatori più esigenti, inducendo a credere che sia più performante rispetto agli altri in commercio, ma le informazioni sarebbero inveritiere.

In primo luogo la grafica della confezione fa una distinzione tra UVA e UVA lunghi, che ne sarebbero in realtà una sottocategoria, al solo fine di far risaltare l’idea che il prodotto abbia una capacità protettiva superiore agli altri. Inoltre, non ci sarebbero prove scientifiche condivise sulla dannosità dei raggi infrarossi per la pelle, mentre i messaggi di L’Oréal creerebbero un ingiustificato allarmismo al riguardo. Fuorviante sarebbe altresì il collegamento tra l’asserita triplice protezione nei confronti dei diversi tipi di raggi ed il massimo fattore di protezione (50+). Non sarebbe infatti possibile una protezione “globale” contro l’azione dei raggi solari, tanto meno al massimo fattore di protezione, che sarebbe valido solo per i raggi UVB. Il carattere innovativo del prodotto non sarebbe giustificato dalla sola introduzione dell’ingrediente Thermus Thermophillus Ferment, in quanto questo eserciterebbe solo un’azione antiossidante sui radicali liberi, ma nessun effetto di protezione.

L’Oréal ha eccepito che la distinzione tra raggi UVA e UVA lunghi sarebbe ampiamente condivisa dalla comunità scientifica, che il vanto sarebbe in uso della stessa L’Oréal fin dal 2013 e che la stessa Beiersdorf vi ha fatto ricorso in altre sedi (ad esempio prodotto Nivea commercializzato in Tailandia). Allo stesso modo provata scientificamente sarebbe la pericolosità dei raggi infrarossi e la capacità di esercitare un’azione protettiva nei confronti di questi sarebbe vantata anche da altri prodotti presenti sul mercato. La grafica della confezione non potrebbe indurre il consumatore a pensare che 50+ si riferisca ai tre diversi tipi di raggi e non ai soli UVB, in quanto si tratta di un codice iconografico comune per i prodotti per la protezione solare. L’espressione “protezione globale” non sarebbe sinonimo di “protezione totale”, la confezione riporta infatti anche tutte le precauzioni d’uso, ma alluderebbe alla globalità dei raggi solari nei confronti dei quali il prodotto offre protezione.

Il Giurì ha ritenuto che allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non esiste un sistema riconosciuto di misurazione che permetta di quantificare un fattore di protezione contro la radiazione infrarossa. Il consumatore medio, ad avviso del Giurì, non può fare a meno di associare il fattore di protezione molto alta “50+” presente sul fronte della confezione anche ai raggi infrarossi. Tale associazione è inappropriata perché dalle evidenze scientifiche è emerso che il fattore di protezione attualmente può essere riferito soltanto ai raggi ultravioletti, non a quelli infrarossi. Anche l’espressione “contro i danni immediati e a lungo termine” posta sotto il riferimento ai raggi infrarossi risulta fuorviante secondo il Giurì, per il suo posizionamento, tale da rafforzare nel consumatore l’idea che il prodotto sia in grado di offrire una protezione elevata anche nei confronti dei raggi infrarossi. Ha inoltre ritenuto ingannevole l’uso del termine “globale” associato alla “protezione”, che può essere inteso come sinonimo di “totale” e perciò improprio in relazione ai prodotti pubblicizzati.

«Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata è in contrasto con l’art. 2 CA limitatamente alla associazione “molto alta IP 50+” e “infrarossi”; alla espressione “contro i danni immediati e a lungo termine”; e alla parola “globale” che compare sul retro della confezione. In questi limiti ne ordina la cessazione nei termini di cui al Regolamento.»

 

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