Pronuncia 16/2015 – con sintesi

Pronuncian. 16/2015 del 12/05/2015
PartiComitato di Controllo nei confronti di Easyjet Airline Company Limited
MezziAffissioni
ProdottoOfferta voli
Messaggio«Muoviamoci. I posti a sedere partono da €29.50 – da €40 – da €47.»
Presidente e RelatoreGambaro
Dispositivo «Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che i messaggi esaminati non sono in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.»

Il Comitato di Controllo ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di Easyjet Airline Company LTD (di seguito: Easyjet) in relazione ai messaggi pubblicitari “Muoviamoci. I posti a sedere partono da 29.50€”, rilevati su affissioni nella città di Milano nel mese di marzo 2015, ritenendoli in contrasto con l’art. 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

I messaggi di grandi dimensioni mostrano l’immagine di uomini e donne di spalle in contesti vacanzieri, mentre il claim “Muoviamoci. I posti a sedere partono da 29.50€” è posto in corrispondenza del fondoschiena, in qualche modo enfatizzato.

Ad avviso del Comitato di Controllo, le comunicazioni basate sull’enfasi posta sul fondoschiena dei protagonisti risulterebbero offensive della dignità della persona. Il corpo sarebbe strumentalizzato e utilizzato come elemento semaforico di richiamo, al solo scopo di colpire a tutti i costi l’attenzione del pubblico. Il tono leggero e ironico che riscatterebbe il messaggio sugli altri mezzi che declinano la stessa idea mancherebbe nelle affissioni contestate, che avrebbero come unico effetto quello di mercificare la persona e ridurla al suo particolare antomico.

Easyjet ha eccepito che i messaggi, parte di una più ampia campagna volta a promuovere biglietti aerei per le vacanze estive a prezzi vantaggiosi, non conterrebbero elementi volgari o connotazioni di natura sessuale, non basandosi su immagini di un nudo ed essendo oggetto della rappresentazione sempre una schiena intera: l’enfasi sul fondoschiena sarebbe parte di una inquadratura più ampia. Lo stesso claim “Muoviamoci” sarebbe scevro di qualsiasi allusione o doppio senso di natura sessuale e pertanto inidoneo a determinare uno svilimento della persona. I messaggi non sarebbero neppure discriminatori, in quanto la campagna comprende immagini relative sia a uomini che a donne. Il pubblico che viene a contatto con i messaggi sarebbe immediatamente portato a ricordare l’ironia e il tono scanzonato della campagna nel suo complesso, avendo avuto questa una massiccia diffusione. Infine, l’uso del corpo e di una parte di esso nei messaggi non sarebbe privo di giustificazione narrativa, considerati i contesti vacanzieri di tutti i soggetti per comunicazioni che pubblicizzano biglietti aerei, nonché la centralità dello stesso nel gioco di parole ironico “posti a sedere” alla base della campagna.

Il Giurì ha osservato che se è vero che nei messaggi il “sedere” come parte anatomica del corpo umano è posto in primo piano, tuttavia tale elemento figurativo non è affatto l’unico componente semantico del messaggio che viene in rilievo allo sguardo. In realtà il messaggio è composto da altri componenti iconici e alfabetici che nel complesso vogliono veicolare l’idea di spicciarsi ad acquistare un posto sui velivoli Easyjet. È parimenti da escludere, ad avviso del Giurì, che l’elemento figurativo devii il senso del messaggio verso significati ulteriori di tipo pruriginoso. Il Giurì ha affermato di non condividere la tesi per cui la rappresentazione parziale del corpo umano è di per sé lesiva dell’immagine e del valore della persona, occorrendo a tal fine un quid pluris, in quanto l’effetto di degradazione dipende necessariamente da un giudizio sintetico di tutti gli elementi che compongono un messaggio. Infine il Giurì ha affermato che la difformità dai canoni autodisciplinari si manifesta solo quando il linguaggio del corpo è utilizzato per veicolare stereotipi di genere che si rinvengono ad esempio in posture ammiccanti, in esibizioni provocatorie di parti di corpo e così via, perché in tali ipotesi si degrada l’immagine umana a mero oggetto di attrazione sessuale. Tali elementi comunicativi non sono stati rilevati dal Giurì nei messaggi contestati.

 

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che le comunicazioni esaminate non sono in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

 

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