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Ricordo di Luigi Pavia nel quinto anniversario della scomparsa


Riportiamo integralmente l'ultimo articolo scritto per il nostro Notiziario da Luigi Pavia, indimenticato direttore dell'Istituto.
Secondo chi l'ha riproposta, questa ripetizione trova giustificazione da una rilettura che, a distanza di qualche anno, rappresenta ben più della conferma delle convinzioni allora espresse: a ben leggere si può avvertire che va oltre il significato di allora per assumere la completezza conclusiva di un testamento spirituale.
Una rilettura, questa, nella quale si stenta a ritrovare l'uomo Pavia, ricordandone il carattere forte e non privo di qualche irruenza, alla quale era portato a ricorrere, specie in riunioni con numerose presenze, per richiamare tutti a raggiungere risultati concreti. Nello scritto, inaspettatamente, viene da notare e apprezzare la pacatezza di un saggio: il ricorso a un linguaggio meno vibrato ma non per questo meno denso di contenuti.
Il suo sguardo vede lontano: "Il tempo dirà le sue parole". E intanto registra parole nuove che giungono dalla più autorevole cattedra milanese: quella religiosa. Non basta rispettare le regole di mercato, occorre un impegno più alto per oltrepassare questi limiti: l'"assunzione di un'etica responsabile".
È così che si può comprendere l'ascesa verso la "pubblicità come esempio" che alla rilettura di quel testo ora si presenta come del tutto proponibile perché nettamente più credibile.
Sposato e con due figli: si era laureato in giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano. Prima di ricoprire responsabilità legali in ambito aziendale, fu per parecchi anni assessore al Comune di Monza, del quale divenne anche Sindaco.
Dopo una collaborazione in campo giuridico per l'UPA, era pervenuto nel '79 alla direzione dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria, assicurando un importante contributo nel portarlo a crescenti livelli di efficienza, sviluppo, credibilità e prestigio.
Il suo apporto è stato caratterizzato dalla sue doti di intelligenza, dedizione e determinazione, ma anche da una connotazione caratteriale che si esprimeva in esigenza di concretezza di cui gli organi autodisciplinari hanno beneficiato.
Ha portato la sua testimonianza sui valori dell'autodisciplina in svariate sedi, insegnando anche in master di comunicazione a Milano, Venezia e Urbino, e pubblicando alcune opere, come: Il pensiero breve (1991), Il paradosso dell'Autodisciplina (1993), Pretesto (1996).


[ dal Notiziario IAP n. 126, ottobre 2002 ]