Logo IAP Notiziario IAP

NUOVI MODELLI NORMATIVI NELL'UNIONE EUROPEA

Il ramo italiano della famiglia della soft law


Fra i temi attualmente più discussi in ambito comunitario, accanto a quello dell'allargamento dell'UE, vi è anche quello della ricerca di nuovi modelli normativi nel diritto comunitario.
Questo dibattito trae origine dalla "crisi" emergente negli stati nazionali, e di riflesso nella loro proiezione europea, nel fronteggiare la complessità e il divenire della dinamica economico-sociale contemporanea.
L'inadeguatezza normativa rispetto a fenomeni in rapida evoluzione o, in alcuni casi, l'assenza totale di norme applicabili; la crisi dell'apparato giudiziario statuale nel dare risposte soddisfacenti in tempi accettabili; la necessità di snellire le burocrazie anche al fine di ridurne i costi di gestione, sono solo alcuni degli input che oggi impongono ai diversi responsabili istituzionali di trovare risposte in sistemi e modelli alternativi di "governance", ovvero sul come impostare la "filosofia" di gestione degli affari comuni.
Uno studio, commissionato dalla DG SANCO - Direzione generale per la salute e la tutela dei consumatori della Commissione europea, ha "fotografato" lo stato delle iniziative europee in ambito di "soft law" giungendo ad alcune interessanti conclusioni, soprattutto per il comparto pubblicitario.
Innanzitutto, è interessante notare che fra gli strumenti di soft law considerati, ovvero quegli strumenti di regolamentazione alternativi alla legge basati sul consenso delle parti coinvolte, i sistemi di autodisciplina rivestono un ruolo principale addirittura paradigmatico rispetto a tutti gli altri. In verità lo studio rivela generiche diffidenze sui sistemi autodisciplinari, talvolta accusati di non essere realmente indipendenti o efficaci. Tuttavia tale giudizio viene profondamente modificato con riguardo ai sistemi di autodisciplina pubblicitaria, valutati anzi come "uno dei migliori esempi di soft law".
Naturale correttivo a questa supposta debolezza intrinseca dei sistemi di autodisciplina (... non pubblicitari), almeno nelle convinzioni degli estensori dello studio, è la ricerca di sistemi misti di regolamentazione tra "pubblico" e "privato" che possono assumere la denominazione di "co-regulation" e in alcuni casi di "voluntary/negotiated regulation".
Non potendo entrare nello specifico di tali definizioni data la contenuta sede di esposizione, basti considerare che a grandi linee l'area più vasta della co-regulation fa riferimento a forme di controllo del mercato basate su differenti mix di autoregolamentazione privata e regolamentazione pubblica, quest'ultima soprattutto in chiave di "enforcement" (conferimento di forza cogente) alla prima.
La co-regulation, oltre a fornire adeguato supporto ai sistemi privati, viene anche tenuta in considerazione come strumento elettivo per l'emersione di valide istanze sociali e consumeristiche, che altrimenti potrebbero correre il rischio di restare "inascoltate" se esclusivamente affidate alla sensibilità dei "privati".

Il quadro italiano
Cercando di calare queste sommarie indicazioni nello scenario italiano, si può ritenere che anche da noi il più apprezzato modello di autodisciplina realmente efficace e indipendente sia quello realizzato dal mondo pubblicitario.
E ciò forse sarebbe di per sé sufficiente a ridurre la necessità di ricorrere, almeno in questo settore, a forme di co-regulation e, a maggior ragione, di mera regulation...
Ma anche qualora si ritenesse opportuno ricorrere a forme miste di regolamentazione pubblica e autoregolamentazione privata, il nostro Paese non si troverebbe impreparato, potendo già annoverare fruttuose iniziative in tale ambito, come il Codice di autoregolamentazione "TV e minori" realizzato attraverso una sorta di partnership fra le emittenti televisive e il ministero delle Comunicazioni; o come le collaborazioni realizzate fra il nostro Istituto e il ministero della Salute in tema di pubblicità dei farmaci di automedicazione e quelle, sempre con quest'ultimo, in fase di studio.
In conclusione, l'Autodisciplina pubblicitaria italiana ha compiuto e prosegue il proprio cammino mostrando di contare esclusivamente sulle proprie risorse, ma non si preclude la possibilità, ove lo si reputi opportuno o fosse richiesto, di condividere le proprie responsabilità sociali con le deputate istituzioni pubbliche italiane.


[ dal Notiziario IAP n. 127, febbraio 2003 ]