Ingiunzione 63/2017

Ingiunzionen. 63/17 del 25/9/2017
Nei confronti diOliverio Stilo Company srl
MezziStampa
ProdottoIntegratore alimentare
Articoli violati2, 23bis

Il Presidente del Comitato di Controllo visto il messaggio pubblicitario “Fermetesse, pelle senza età”,  rilevato su Diva e Donna – data copertina 1° agosto 2017 ritiene lo stesso manifestamente contrario agli artt. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole  –  e 23bis – Integratori alimentari e prodotti dietetici – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, poiché la documentazione fornita dall’inserzionista in seguito alla richiesta del Comitato di Controllo, formulata in data 11 settembre 2017, volta a verificare l’asserita efficacia del prodotto pubblicizzato, non è stata ritenuta idonea a supportare le perentorie promesse pubblicitarie. Il messaggio attribuisce all’integratore alimentare un preciso effetto “rivoluzionario” nella “prevenzione dell’invecchiamento cutaneo”, promettendo enfaticamente “pelle senza età”, grazie ad un’azione che contribuisce a “ridurre la degradazione del collagene e dell’acido ialuronico con conseguente azione anti-aging e anti ossidante”, il tutto in base ad una precisa testimonianza di un operatore sanitario, il dott. Domenico Stilo, che conferisce un’ulteriore crisma di scientificità a tutto quanto asserito. La documentazione inviata a sostegno dei claim tuttavia non giustifica in alcun modo né l’enfasi delle promesse, né il loro contenuto specifico (come, ad esempio, l’effetto anti-aging o sulla degradazione del collagene). EFSA, l’Autorità per la Sicurezza Alimentare, non ha inoltre autorizzato alcun claim per i costituenti dell’integratore stesso, e ha specificamente rigettato alcune richieste al proposito (relative ai possibili effetti cutanei dell’acido ialuronico, ad esempio). Inoltre il messaggio manca di qualsivoglia indicazione che gli integratori alimentari non possono essere considerati sostituti di un’alimentazione completa ed equilibrata. Non si può che ribadire pertanto la costante giurisprudenza autodisciplinare, per la quale il mancato assolvimento dell’onere probatorio crea una lacuna che si riflette negativamente sulla valutazione di liceità dei messaggi in ordine alle affermazioni in essi contenute e determina necessariamente una presunzione di falsità delle stesse.

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