Ingiunzione 40/2017

Ingiunzionen. 40/17 del 31/5/2017
Nei confronti diFonti di Vinadio S.p.A.
MezziTV
ProdottoBevande
Articoli violati10; 11

Il Presidente del Comitato di Controllo visto il telecomunicato relativo a “Santhé” – versioni 30” e 15”, diffuso sulle reti RAI nel mese di maggio 2017 ritiene lo stesso manifestamente contrario agli artt. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Il messaggio, volto a promuovere un thè in bicchiere ai gusti di limone e pesca, mostra, contestualmente in uno spot di 30” e singolarmente in quelli da 15”, due differenti consumi del prodotto da parte di due protagonisti di genere diverso. Un bambino nella sua cameretta azzurra fa i compiti e quando la voce fuori campo dice: “Se la matematica diventa incomprensibile, prova il gusto magico di Santhé”, bevendo il thè pubblicizzato, il bambino “si trasforma” in un “piccolo Einstein”. Una bambina è indecisa su cosa indossare dall’armadio e quando la voce fuori campo dice: “Se non riesci a trovare il look perfetto, prova il gusto magico di Santhé”, bevendo il prodotto, trova abiti abbinati e la sua cameretta rosa in ordine. Ad avviso del Comitato di Controllo, il messaggio propone una rappresentazione basata su una cristallizzazione dei generi, eccessivamente stereotipata. Nello specifico, i due bambini, in ambienti già di per sé stereotipati (camera azzurra per lui, cameretta rosa per lei), vivono con “insofferenza”, e risolvono, due situazioni fortemente asimmetriche: mentre per la bambina si propongono gli stereotipi del pensare a farsi bella, del trovare i giusti abbinamenti di colori degli abiti, per il bambino la questione da risolvere sono compiti matematici. Ad avviso del Comitato di Controllo, considerate anche le numerose segnalazioni ricevute, simile narrazione è suscettibile di porsi in contrasto con l’articolo 10 del Codice, laddove prevede il divieto di  “ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere”. È noto che a diversi livelli, soprattutto negli ultimi anni, si è sviluppata nella società civile una massa critica, che mira a sollecitare una maggiore consapevolezza sui temi della dignità della persona e del rispetto dell’identità di genere. Non è certamente la proposizione di un modello convenzionale o ricorrente di per sé ad essere invisa, ma la banalizzazione della complessità umana, quando il modello viene vissuto con una carica deterministica, restrittiva e pertanto degradante, quasi che necessariamente la donna debba essere “frivola” e pensare all’estetica e l’uomo pragmatico. Simili comunicazioni, anche aldilà delle intenzioni, veicolano contenuti che cristallizzano modelli non sentiti più attuali e comunque rigidamente restrittivi, che come tali sono suscettibili di urtare la sensibilità del pubblico, in quanto rappresentano ostacoli per una società moderna e paritaria. Essi hanno ripercussioni anche sui minori, cui il messaggio è fondamentalmente rivolto, non ancora pronti ad una corretta elaborazione critica dello stesso, potendo creare non solo disordine nell’immaginario, ma soprattutto la possibilità di banalizzazione della figura femminile e maschile e, di conseguenza, pericolose inclinazioni ad abbassare il senso critico sui valori fondamentali dell’individuo.

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