Ingiunzione 36/2016

Ingiunzionen. 36/16 del 6/5/16
Nei confronti diDsquared2 S.p.A.
MezziStampa
ProdottoAbbigliamento per bambini
Articoli violati10;11

Il Presidente del Comitato di Controllo visti i messaggi pubblicitari “DSQUARED2”, rilevati su Vanity Fair – data copertina 30 marzo 2016 e su D della Repubblica – data copertina 2 aprile 2016 ritiene gli stessi manifestamente contrari agli artt. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. I messaggi, mostrano alcuni bambini in un contesto che appare quello di uno ‘sfasciacarrozze’. La bambina, visibilmente truccata, è in piedi mentre porge una chiave inglese ad un bambino, chinato a spingere una ruota. Ai piedi porta calzini a rete nera e scarpe con tacco a spillo. Il bambino accanto mostra piercing, unghie dipinte di nero e un tatuaggio sul braccio a forma di croce. Il terzo protagonista, che si vede in uno dei messaggi per intero e solo tagliato nell’altro, è seduto su un copertone con un atteggiamento da “macho”, indossa un chiodo che si apre sul petto nudo e in una mano cinge una chiave inglese. Gli elementi che immediatamente colpiscono e generano nel lettore una sensazione di disagio e inquietudine sono la rappresentazione dei minori (tacchi, tatuaggi, trucco e piercing), con le loro espressioni fisse e cupe, in un contesto certamente non adatto all’età dei protagonisti, che suggerisce solitudine, abbandono, degrado. Il tentativo di emulare un mondo che non appartiene all’infanzia attraverso il “mascheramento” dei bambini da adulti, ad avviso del Comitato, produce una dissonanza tra l’uso di modelli bambini e l’atteggiamento che questi manifestano e il contesto in cui sono inseriti, che porta ad una rappresentazione nella quale gli sguardi e il complesso comunicazionale trasmettono un’immagine per niente rasserenante. Ne consegue, pertanto, che gli annunci riproducono un modello degradato dell’infanzia, in nessun caso giustificabile, tanto meno nel contesto di una comunicazione pubblicitaria. Sotto altro aspetto, si osserva, altresì, che i messaggi in questione, in quanto destinati più o meno direttamente anche a un pubblico di minori, e in ogni caso fruibili da questi ultimi, sono suscettibili di creare disorientamento, in violazione dell’art. 11 del Codice, in quanto attribuiscono ai bambini modalità espressive inadatte all’età cui appartengono, che implicano anche un uso del corpo con finalità seduttive. Ciò appare idoneo a generare nei minore difficoltà di comprensione sulla distinzione tra gli atteggiamenti e le azioni degli adulti e quelli propri dell’età infantile.

 

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