Pronuncia 97/2015 – con sintesi

Pronuncian. 97/2015 del 4/12/2015
PartiVodafone Omnitel B.V. c. Telecom Italia S.p.A.
MezziTv
ProdottoOfferta telefonica “TIM Next”
Messaggio“Scegli il meglio” – “Scegli TIM con iPhone 6s. Puoi avere un iPhone nuovo ogni anno.”
PresidenteSpada
RelatoreDe Giorgi
Dispositivo«Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità denunciata non è in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.»

Vodafone Omnitel B.V. (di seguito, Vodafone) ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di Telecom Italia S.p.A. (di seguito, TIM) in relazione ad un telecomunicato diffuso da quest’ultima relativamente ad un’offerta che comprende il modello di smartphone iPhone 6s, ritenendolo in contrasto con gli artt. 2 e 15 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Lo spot è ambientato in un borgo tipicamente italiano, dove si svolgono scene di vita di un giovane uomo, mentre lo speaker afferma: “Ci sono scelte che rinnovi ogni giorno, come il luogo in cui vivi…o il lavoro che fai… o le persone che ti stanno vicino”, concludendo: “perché se hai scelto il meglio una volta, lo sceglierai per sempre”. Seguono informazioni su un’offerta commerciale: “Scegli il meglio, scegli TIM con iPhone 6s. Puoi avere un iPhone nuovo ogni anno. Vieni nei negozi TIM”.

Secondo Vodafone, il pubblico dei messaggi relativi alle telecomunicazioni interpreterebbero il vanto “Scegli il meglio” come una precisa rivendicazione di superiorità, ma TIM non sarebbe in grado di dimostrare la propria effettiva superiorità in relazione ad esempio a copertura territoriale o velocità di connessione, elementi che sarebbero fondamentali nel mercato della telefonia mobile. Inoltre anche Vodafone metterebbe a disposizione degli utenti un’offerta con le medesime condizioni di quella pubblicizzata, ma a differenza di quest’ultima non prevederebbe un costo aggiuntivo di 5,90 euro al mese per accedere alla soluzione “TIM Next”, del tutto taciuto nello spot contestato.

TIM ha eccepito che lo spot, attraverso l’enfasi posta su “il meglio”, veicolerebbe una generica iperbole pubblicitaria, tesa a rivendicare un ottimo livello dei prodotti e non un primato rispetto ai concorrenti. Il contesto comunicazionale sarebbe infatti privo di riferimenti specifici e basato unicamente su una rivendicazione di eccellenza, da considerarsi lecita anche nel settore delle telecomunicazioni, che non si presterebbe ad una verifica in termini di vero/falso. Data la genericità del messaggio, in assenza di riferimenti alle condizioni economiche dell’offerta, la mancata indicazione del “costo aggiuntivo di 5,90 euro” non sarebbe in contrasto con l’art. 2 del Codice.

Il Giurì ha ritenuto che il potenziale acquirente colga nel claim “scegli il meglio” null’altro che una generica vanteria, che lo porta a percepirlo come equivalente a locuzioni del tipo: “prodotti o servizi di qualità”, A maggior ragione, ha affermato il Giurì, nel settore della telefonia mobile, dove le “offerte speciali” si succedono di settimana in settimana e i consumatori sono attenti e sempre più abili a districarsi tra i vari piani tariffari. Lo spot inoltre secondo il Giurì utilizza l’avverbio sostantivato “il meglio” in modo “decontestualizzato”, senza cioè fare alcun riferimento né alle caratteristiche tecniche dell’offerta, né alle offerte dei concorrenti. Il vanto di eccellenza inserito in un contesto edulcorato di immaginaria felicità quotidiana, senza nessun riferimento alle caratteristiche tecnologiche dell’offerta e alle offerte concorrenti, come nello spot in questione, dunque secondo il Giurì non viola gli artt. 2 e 25 del Codice. Né costituisce un’omissione ingannevole l’assenza nel messaggio di un riferimento al versamento di 5,90 euro al mese per 12 mesi per procurarsi un nuovo iPhone, in quanto è risultata incontestata che questa facoltà non è un’opzione aggiuntiva, ma costituisce parte integrante dell’offerta “TIM Next”, che viene tuttavia pubblicizzata tramite un messaggio che tace del tutto sulle condizioni economiche dell’offerta stessa.

 

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata non è in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

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