Pronuncia 90/2015 – con sintesi

Pronuncian. 90/2015 del 18/12/2015
PartiComitato di Controllo nei confronti di RBM Salute S.p.A.
MezziMaxi schermi
ProdottoPolizza sanitaria integrativa
Messaggio“Non sempre l’attesa aumenta il piacere, soprattutto se si tratta di una visita specialistica… RBM 9 settimane, ed è subito salute
PresidenteGambaro
RelatoreColombo
Dispositivo«Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la comunicazione commerciale esaminata non è in contrasto con il Codice di Autodisciplina.»

Il Comitato di Controllo ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di RBM Salute SpA (di seguito: RBM) in relazione alla campagna “RBM 9 settimane, ed è subito salute”, diffusa via stampa e via video sugli schermi della Stazione Centrale di Milano, ritenendo tali messaggi in contrasto con l’art. 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Le comunicazioni, nel pubblicizzare una polizza sanitaria integrativa, ricorrono all’immagine di una silhouette del corpo di una donna, mentre si recita: “Non sempre l’attesa aumenta il piacere soprattutto quando si tratta di una visita specialistica…RBM 9 settimane, ed è subito salute”.

Ad avviso del Comitato, i messaggi veicolerebbero una rappresentazione svilente della donna, in quanto la posa provocante della figura femminile, nel contesto di una comunicazione che richiama il film “9 settimane e mezzo”, avrebbe come unico scopo quello di attirare l’attenzione del pubblico strumentalizzando il corpo della donna. La strumentalizzazione sarebbe tanto più lesiva in quanto accostata ad un momento (quello della visita specialistica) abitualmente associato ad ansia e tensione, in una forma che sarebbe caricaturale e di banalizzazione. La violazione del Codice sarebbe inoltre amplificata nella comunicazione diffusa attraverso video su maxischermi, cui si può accedere indistintamente senza restrizioni.

RBM ha eccepito che la campagna si baserebbe sull’intenzione di sottolineare l’elemento caratteristico dell’offerta assicurativa – le nove settimane di tempo – attraverso un richiamo iconografico al ben noto film “9 settimane e mezzo”, alla cui locandina si ispirerebbe chiaramente il visual del messaggio. I messaggi non conterrebbero alcuna strumentalizzazione del corpo femminile, limitandosi a richiamare l’attenzione del pubblico sulla diversità dell’accezione di attesa, che nel caso di una visita medica avrebbe sempre una connotazione negativa.

Il Giurì ha ritenuto indiscutibile la natura citazionista dei messaggi, affermando che il riferimento al corpo viene mediato attraverso il rinvio ad un film che viene ricordato per il suo contenuto erotico, ma tale richiamo costituisce una connessione indiretta che non vale a caratterizzare con sicurezza il contenuto del messaggio. Il Giurì non ha ravvisato nell’immagine in sé violazioni del Codice, in quanto il corpo viene mostrato parzialmente, velato e indistinto a sufficienza per non essere volgare e la postura non risulta provocante al punto da sfruttare stereotipi connessi all’immagine della donna.

 

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la comunicazione commerciale esaminata non è in contrasto con il Codice di Autodisciplina.

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