Ingiunzione 20/2015

Ingiunzionen. 20/15 del 18/3/15
Nei confronti diIloveYo
MezziStampa
ProdottoGelateria
Articoli violati9,10

Il Presidente del Comitato di Controllo vista la campagna pubblicitaria “ILoveYo.it”, relativa alle gelaterie “YO!”: “PER UN PIACERE EXTRALARGE. Gelato fai da te. Un gusto eccitante”, rilevato su DiPiù data copertina – data copertina 2 marzo 2015 – e “SE TI PIACE IL GELATO FATTELO. Gelato fai da te. Un piacere da perdere la testa.”, rilevato su Diva e Donna data copertina – data copertina 3 marzo 2015 ritiene la stessa manifestamente contraria agli artt. 9 – Violenza, volgarità, indecenza ­– e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. I messaggi della campagna, volta a promuovere un franchising di gelaterie e yogurterie, ricorrono a immagini provocatorie e doppi sensi, che si traducono in rappresentazioni volgari e lesive della dignità della persona. Un messaggio infatti riporta l’immagine di una bocca di profilo con labbra rosse e lingua spalancata, nell’atto di leccare un grande ricciolo di gelato, mentre il claim recita: “per un piacere EXTRALARGE Gelato fai da te. Un gusto eccitante.”. Un secondo messaggio mostra un uomo a torso nudo e pantaloni rosa, che regge una coppetta di gelato appoggiata su una coscia, mentre il claim recita: “Se ti piace il gelato FATTELO Gelato fai da te. Un piacere da perdere la testa.”. Ad avviso del Comitato di Controllo, non vi è dubbio sul carattere volgare degli ammiccanti doppi sensi utilizzati, che conducono ad un’univoca decodifica dei messaggi, non lasciando spazio all’immaginazione sulle allusioni di tipo sessuale che essi intendono veicolare. Tale aspetto li rende in palese contrasto con l’art. 9 del Codice, ai sensi del quale la comunicazione commerciale non deve contenere affermazioni o rappresentazioni tali che debbano ritenersi volgari secondo la sensibilità dei consumatori. I messaggi inoltre offrono una rappresentazione svilente della persona, in quanto uomo e donna sono ridotti a corpi in preda a pulsioni sessuali (nel caso della donna) o accostati alla merce pubblicizzata (nel caso dell’uomo), attraverso una commistione di piani di significato che porta al degrado della dignità. Tale strumentalizzazione pone le comunicazioni in contrasto con le disposizioni dell’art. 10 del Codice secondo cui “la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona umana in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere.”

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