Pronuncia 95/2014 – con sintesi

Pronuncian. 95/2014 del 17/02/2015
PartiComitato di Controllo nei confronti di Ambrogio Vivai S.r.l.
MezziStampa
ProdottoIntegratore alimentare ‘Gin Pent’
Messaggio«Ha scoperto l’albero della vita il Gin Pent»
PresidenteGambaro
RelatoreTermine
Dispositivo «Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara la comunicazione commerciale esaminata è in contrasto con gli artt. 2 e 23bis del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e ne ordina la cessazione.»

 

Art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole

Art. 23bis –  Integratori alimentari e prodotti dietetici

Il Comitato di Controllo ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di Ambrogio Vivai Srl (di seguito Ambrogio Vivai), in relazione al messaggio pubblicitario “Ha scoperto l’albero della vita: il Ginpent”, relativo al prodotto “Gin Pent”, ritenendolo in contrasto con gli articoli 2 e 23bis del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Ad avviso del Comitato di Controllo la composizione grafica e verbale del messaggio genererebbe una interrelazione tale da attribuire al prodotto reclamizzato un’efficacia “sui disturbi provocati dallo stress” che trascende quella propria di un integratore alimentare. Il messaggio, pur indicando il prodotto come “coadiuvante naturale”, finirebbe con l’attribuire a tutta la linea dei prodotti illustrati proprietà quasi medicali, dal momento che ne enfatizza l’efficacia su “cervello, cuore, polmoni, stomaco, circolazione”, assicurando, a esempio, azioni “per la normale e regolare funzionalità dell’apparato cardiovascolare” o “per favorire il controllo dell’acidità gastrica”. Proprietà che sarebbero rafforzate da un pittogramma che rappresenta un uomo in evidente stato di sofferenza, a cui si offrono come impropria risposta terapeutica i prodotti reclamizzati.

Ambrogio Vivai ha eccepito che le parole “cervello, cuore, polmoni, stomaco, circolazione” del pittogramma sarebbero riferite semplicemente a “organi umani” e non hanno alcun collegamento o richiamo a specifiche patologie. Perciò il rimando non sarebbe tra l’organo e la rappresentazione di un corpo sofferente, ma tra l’organo e il prodotto proposto. Per quanto riguarda la contestazione dell’espressione “controllo dell’acidità gastrica”, l’opponente ha sottolineato che sarebbe consentita dalla “Linea guida Ministeriale di riferimento per gli effetti fisiologici”.

Il Giurì ha ritenuto che la pubblicità è strutturata in modo da tessere un messaggio in cui il prodotto, “il Ginpent”, possa declinare le sue vantate proprietà, che lo definirebbero come ciò che “ha scoperto l’albero della vita”. A ciò provvede il pittogramma che presenta una duplice valenza: da una parte, il disegno si rappresenta come una sorta di tavola anatomica in cui delle freccette collegano gli organi – cervello, cuore, polmoni, stomaco, circolazione – alla rappresentazione grafica del corpo a indicarne la collocazione; e, dall’altra, avendo il disegno del corpo raffigurato una evidente espressione di dolore, immediatamente comunica la convinzione che la sofferenza si produce quando una anomalia colpisce uno degli organi indicati. Accanto al pittogramma, in continuità grafica, le immagini della confezione e della boccetta dell’”Essenza di Ginpent”; come a dire: se nel primo, nel pittogramma, riconosci un tuo problema, nel secondo, il prodotto, trovi la soluzione. Se, infatti, è vero che le immagini sono linguaggi senza sintassi, è altrettanto vero che tra loro istituiscono relazioni che generano connessioni logiche. Come in questo caso, dove tra la sofferenza individuata nella sua genesi (espressa dal pittogramma) e la foto delle confezioni del prodotto inevitabilmente si dà un rapporto di causa-effetto. Un rapporto che viene rafforzato e sviluppato dalla successione di immagini delle confezioni, ciascuna delle quali, in didascalia, precisa la natura del rimedio in relazione ad aree o apparati dell’organismo interessati. In questo modo si determina una struttura così compatta da suggerire o rafforzare nel lettore del messaggio la convinzione che comunque si trova in presenza di prodotti medicali e perciò tali da poter risolvere sofferenze e problemi senza l’ausilio del medico. Ad aggravare il quadro che il messaggio Ginpent ha delineato, interviene anche l’inserzione di frasi, veri e propri slogan, tratte da articoli apparsi su importanti organi di stampa: “Il Giornale”, “Panorama”, “Gente”, “La Repubblica”, “Il Giorno”, dove è dato risalto non tanto alla frase-slogan quanto alla testata, che finisce così con il dare un sia pure involontario accredito a ciò che la pubblicità suggerisce e ad agire come garante nei riguardi di un messaggio pubblicitario che sfugge al suo controllo.

 

Il Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la comunicazione commerciale esaminata è in contrasto con gli artt. 2 e 23 bis C.A. e ne ordina la cessazione.

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