Pronuncia 53/2012 – con sintesi

Pronuncian. 53/2012 del 18/9/2012
PartiComitato di Controllo nei confronti di Fondazione Operation Smile Italia Onlus
Mezzitelevisione
Presidente e RelatoreFerrari
ProdottoIniziativa solidaristica
MessaggioTelecomunicato “Fondazione Operation Smile Italia Onlus”
DispositivoIl Giurì, esaminati gli atti e sentite le parti, dichiara che la pubblicità contestata non è in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Il Comitato di Controllo ha chiesto l’intervento del Giurì nei confronti di un telecomunicato diffuso dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, ritenendolo in contrasto con l’art. 46 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Il messaggio è volto a chiedere sostegno finanziario per le attività istituzionali della Fondazione, consistenti nella correzione, mediante interventi gratuiti di chirurgia plastica ricostruttiva, di gravi malformazioni facciali come la palatoschisi. L’appello al pubblico è accompagnato da immagini di bambini affetti da tali malformazioni. Nonostante il telecomunicato vada in onda in fasce orarie diverse da quelle dedicate ai minori, ad avviso del Comitato la crudezza delle immagini sarebbe tale da creare turbamento; le suggestioni che esse sollecitano e il tono dell’appello sarebbero suscettibili di suscitare il disagio e il senso di colpa di chi non intende aderirvi.
La resistente, evidenziato che lo spot è in onda in tutto il mondo e da ottobre del 2010 in Italia senza aver mai ricevuto alcuna contestazione, ha eccepito che il ricorso alle immagini in questione sarebbe necessario al fine di rendere chiaro al pubblico il motivo della richiesta di denaro alla base dell’appello, per sensibilizzarlo sulla malformazione e sugli effetti positivi che l’intervento correttivo può avere.
Il Giurì, dopo un’attenta valutazione del messaggio contestato, ha ritenuto di non poter aderire alla tesi del Comitato. Ha in primo luogo considerato il messaggio funzionale alla finalità cui mira. Ha riconosciuto che un messaggio del genere può teoricamente essere espresso anche senza far ricorso a immagini tanto crude, ma ha ritenuto che, essendo in gioco l’efficacia di un messaggio diretto a informare il pubblico su un’infermità su cui poco si riflette, la scelta di un linguaggio iconico “forte” come quello in questione potesse trovare una sua ragionevole spiegazione. In secondo luogo, non ha valutato il messaggio crudo al punto da doverlo censurare, in quanto non ha ritenuto che si possa aprioristicamente considerare offensiva la rappresentazione autentica di un’infermità, specie se volta a fini terapeutici. Ha comunque evidenziato che sarebbe stato auspicabile “fermarsi” un attimo prima, omettendo ad esempio l’ultima immagine e mantenendo un tono meno enfatico nelle parole. In definitiva, ad avviso del Giurì, la pubblicità in questione ha per così dire raggiunto la soglia di ammissibilità per la crudezza delle ultime immagini e per l’eccessiva enfatizzazione del discorso parlato, ma non l’ha superata alla luce della sensibilità più diffusa nel tempo attuale e nelle nostre società.
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